Scontri a Caracas, ucciso un liceale. Arrestato un poliziotto

 

 Geraldina Colotti, 25.2.2015 “Il Manifesto”

Venezuela. Sale la tensione a Caracas, in occasione delle manifestazioni contro il governo Maduro

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Si chia­mava Klui­ver Roa e aveva 14 anni il liceale morto in Vene­zuela durante gli scon­tri con la poli­zia. Stando alle prime rico­stru­zioni, il ragazzo è stato rag­giunto alla testa da un pro­iet­tile di gomma, spa­rato da un poli­ziotto ven­ti­treenne a San Cri­sto­bal, capi­tale dello stato Tachira (nelle Ande vene­zue­lane). L’agente, Javier Mora Ortiz, è stato arre­stato e ha ammesso di aver rea­gito per sot­trarsi all’assedio di un gruppo di incap­puc­ciati che lo sta­vano minac­ciando insieme a un col­lega. A spa­rare pro­iet­tili veri potrebbe però essere stato un ano­nimo cec­chino. Secondo testi­moni, il quat­tor­di­cenne aveva il cra­nio fracassato.

Epi­sodi simili e pro­vo­ca­zioni non sono man­cati durante le pro­te­ste dell’anno scorso, scop­piate nella stessa zona e poi a livello nazio­nale e ter­mi­nate con un saldo di 43 morti e oltre 800 feriti. Anche quest’anno, il 12 feb­braio, l’estrema destra ha cer­cato di riat­tiz­zare l’incendio e que­sto epi­so­dio for­ni­sce nuova mic­cia e argo­menti a chi preme per cac­ciare con la forza il pre­si­dente Nico­las Maduro. Messo sotto attacco da una pesante cam­pa­gna di discre­dito inter­na­zio­nale, il governo non ha certo inte­resse a farsi pren­dere la mano dalla repressione.

«Nes­suna impu­nità», ha detto la mini­stra della Giu­sti­zia Car­men Melen­dez, «Vogliamo la pace e la tran­quil­lità del paese, garan­tiamo il rispetto dei diritti umani e que­sto è un caso iso­lato che non rap­pre­senta i com­por­ta­menti della poli­zia umanista».

Ma intanto, gruppi di mani­fe­stanti si sono radu­nati sotto la sede del suo mini­stero nella capi­tale, men­tre l’opposizione oltran­zi­sta ripren­deva a suo­nare la gran­cassa «con­tro il regime».

Ope­rai, stu­denti, con­ta­dini e movi­menti sociali che appog­giano il cha­vi­smo hanno a loro volta orga­niz­zato marce di soste­gno al governo. E la ten­sione sale. Maduro ha denun­ciato «atti ter­ro­ri­stici» nel Tachira e nel Zulia e invi­tato il popolo alla «mas­sima allerta» con­tro l’arrivo di para­mi­li­tari come durante le pro­te­ste vio­lente dell’anno scorso. Il pre­si­dente vene­zue­lano ha con­dan­nato l’uccisione del liceale, ha pre­sen­tato le con­do­glianze alle fami­glie e ha invi­tato i gio­vani a non lasciarsi stru­men­ta­liz­zare dall’estrema destra: in Vene­zuela – ha ricor­dato – l’insegnamento è gra­tuito e di qua­lità, è ora di «dire basta alla vio­lenza». Maduro ha poi respinto le accuse della Com­mis­sione inte­ra­me­ri­cana per i diritti umani che ha preso le difese del sin­daco della Gran Cara­cas, Anto­nio Lede­zma. L’uomo poli­tico, ade­rente a un pic­co­lis­simo gruppo della destra di oppo­si­zione, è in car­cere con l’accusa di aver atten­tato alla Costi­tu­zione. Secondo alcuni uffi­ciali dell’aviazione, pen­titi, avrebbe par­te­ci­pato a un golpe mili­tare, sven­tato giorni fa.

Un ten­ta­tivo a cui avreb­bero con­corso altri lea­der della destra oltran­zi­sta, come Maria Corina Machado, Leo­poldo Lopez e Julio Bor­ges, pro­mo­tori della vio­lenta cam­pa­gna dell’anno scorso con­tro Maduro. Il pre­si­dente vene­zue­lano ha ricor­dato i tra­scorsi poli­tici di Lede­zma: «impli­cato nei mas­sa­cri degli stu­denti nel Cara­cazo del 27 feb­braio del 1989» (vio­lente pro­te­ste con­tro il caro­vita represse nel san­gue dai mili­tari) e nel golpe con­tro Hugo Cha­vez, nel 2002. Tra­scorsi che hanno valso al sin­daco della Gran Cara­cas il sopran­nome di «vampiro».

Dal car­cere, Lede­zma ha inviato una let­tera per chie­dere il rilan­cio della cam­pa­gna con­tro il governo in un anno deter­mi­nante per il futuro del paese. Un anno che cul­mi­nerà con le ele­zioni par­la­men­tari a cui i due campi si pre­pa­rano orga­niz­zando le rispet­tive pri­ma­rie. Il pre­mio nobel Adolfo Perez Ezqui­vel ha espresso soli­da­rietà al governo socia­li­sta e ha denun­ciato i ten­ta­tivi di golpe: simili a quelli messi in campo in Hon­du­ras con­tro Manuel Zelaya e in Para­guay con­tro Fer­nando Lugo.